Andrew Sullivan lascia The Atlantic per il Daily Beast. Freakonomics saluta il New York Times e torna alle origini. L’impressione è che Levitt e Dubner facciano buon viso a cattivo gioco.
Ode a Leonardo
Friday, 31 December 2010
Il 2 settembre 2006 Kakà sprintò per 70 metri con Messi appeso alla coda. Era l’inizio della stagione in cui Kakà, che noi milanisti già amavamo follemente, diveniva Kakà per il mondo intero, conquistando Atene ed il Pallone d’Oro.
Mentre il mondo s’innamorava di Kakà, io – che Kakà l’amavo già follemente – m’innamorai di Leonardo. Meglio, me ne reinnamorai, perché anche Leonardo avevo già amato follemente. Ma l’avevo amato da calciatore.
Giocatore formidabile, Leonardo: il terzino che diventa numero 10 della Selecao. Una carriera segnata da due mentori: il debutto al fianco di Zico; i primi allori con Telé Santana, maestro di calcio. Nel 93/94 è campione del mondo con il San Paolo e con la nazionale – e a piangere sono Baresi e Massaro. Lui fa le valigie e se ne va in Giappone, appena venticinquenne, ancora su assist di Zico: segna, si diverte, e ritrova la via dell’Europa.
Parigi, poi Milanello. I gol, belli e preziosi (alla Lazio, all’Udinese, nei derby); lo scudetto del Milan ruspante e sbarazzino di Zaccheroni, più simile al Verona di Bagnoli che ai colossi di Sacchi e Capello. E poi San Paolo, Flamengo, e ancora Milan per il canto del cigno. Che poi è solo un secondo inizio.
Il Milan nella pelle, lo studio, la Fondazione, i colpi di mercato e l’intesa con Galliani. Di quel Leonardo mi reinnamorai, il 2 settembre, il Leonardo in giacca e cravatta, mentre commentava dal salottino della BBC le imprese del suo figlioccio Kakà con una padronanza ed una presenza che, nel variegato mondo dei pedatori, forse il solo Clarence Seedorf possiede. Un Leonardo colto, sempre arguto, bocconiano, (eppure) mai banale. Uomo per tutte le stagioni, intelletto affilato come il suo sinistro.
Il resto è storia recente: il tuffo cieco dalla scrivania alla panchina, con lo spirito di servizio di un chi conosce il senso della gratitudine: ora Telé Santana era lui. Una squadra sfibrata dagli addii e dalle distrazioni presidenziali, la partenza affannata, e poi il bel gioco di un modulo oltraggioso, il Bernabeu, gli assist di Ronaldinho. Sogniamo con Leo, ci svegliamo con Pato e Nesta. Dalla fantasia all’infermeria.
Qualcuno non gradisce, e lo rende noto. Leonardo incassa con nobiltà e saluta senza clamori. Pare che ora alleni un’altra squadra. Nessun biasimo per la scelta doverosa: un organico di prima scelta, nella città della donna che ami, quando le offerte languono e la tua gratitudine è svilita da chi doveva tutelarne il patrimonio. Solo il retrogusto asprigno del beau geste atteso e mai giunto.
Io ai sentimenti mostro fede e non mi accodo al coro delle boffe. Sta’ bene, Leo. Ti sono grato per tredici anni di carezze e ti perdono questo piccolo sberleffo. Te ne pentirai, forse. Ti auguro molta fortuna: ti auguro una salvezza tranquilla.
Consumerismo
Monday, 19 July 2010
Sono astrattamente convinto che le associazioni di consumatori possano contribuire ad un’economia di mercato con un’utile funzione di pungolo e controllo. Nella pratica, mi domando cos’abbiamo fatto per meritarci l’audace demagogia di queste associazioni di consumatori.
Il sesso a processo
Tuesday, 13 July 2010
Reason ospita un lungo articolo di Richard Abowitz sul processo a John Stagliano, grande innovatore dell’attività più antica del mondo: la pornografia. Stagliano ha portato il sesso a teatro, con The Fashionistas; ha inventato un genere, il gonzo porn; ha rivoluzionato il business model dell’industria, responsabilizzando i registi. La sua Evil Angel è tra i maggiori player del settore. Per questi crimini efferati il Dipartimento di Giustizia richiede una pena esemplare. Stagliano, con coraggio che sconfina agevolmente nell’incoscienza, ne fa una questione di principio. Tanti auguri.
Antologia / 2
Friday, 9 July 2010
(Settimane vuote e piene: il blog ne risente. Mi pare il giorno migliore per timbrare il cartellino con una manciata di segnalazioni. Per il resto, ancora un pizzico di pazienza.)
- Luca Simonetti ha inaugurato un piccolo laboratorio giuridico per agevolare la comprensione del modus operandi degli operatori del diritto;
- Julian Savulescu e John William Devine discutono la legalizzazione del doping su Oxford debates;
- Steve Davies racconta l’evoluzione del calcio come esempio di ordine spontaneo.
Faccia d’angelo
Sunday, 20 June 2010
Se n’è andato nella notte Roberto Rosato, lo stopper dai lineamenti gentili, cresciuto nel Toro, consacrato nel Milan, gemello di Gianni Rivera, ed autore – nella Partita del Secolo – del più incredibile salvataggio sulla linea di tutti i tempi.
Ai mondiali il gioco vale la candela?
Friday, 11 June 2010
Tra pochi minuti cominceranno i mondiali più costosi della storia. È senz’altro presto per dare un giudizio complessivo, ma qualche dubbio sulla sostenibilità finanziaria dell’operazione appare lecito. Del resto, poiché il conto lo salderanno i sudafricani, a noi conviene goderci lo spettacolo. Alcune spigolature su Cormorano. Molte altre le trovate nello speciale de Il Post.
Una battaglia liberale
Wednesday, 9 June 2010
Fedele alla linea garantista di questo blog, sostengo senza cedimenti la battaglia di Panorama in difesa di Brigitta Bulgari.
Luttazzi e Debenedetti, genî incompresi
Wednesday, 9 June 2010
Allora, gira in rete questo video in cui Daniele Luttazzi viene messo a confronto con i comici a cui si è ispirato con eccessiva disinvoltura. Un’inchiesta puntuale, sostenuta dal lavoro certosino di alcuni ammiratori delusi dell’amanuense romagnolo. Interi monologhi trapiantati di peso, salvo marginali adattamenti. Nulla che non fosse già stranoto, certo. Ma bàlzano all’occhio la frequenza dei prestiti e, soprattutto, il drammatico deterioramento delle battute nel passaggio dagl’interpreti originali (Chris Rock, Lenny Bruce, Bill Hicks, il grande George Carlin…) all’emulo malandrino.
La vicenda ha destato l’attenzione dellla stampa: Guido Vitiello ne ha scritto nel suo blog su Internazionale.it e poi dalle colonne de Il Riformista; su L’Unità Francesca Fornario ha rivolto a Luttazzi le solite dieci domande. Il grande accusato sostiene che il plagio su scala industriale fosse un gioco complice con i fan: una caccia al tesoro in cui i tesori eccedono gli indizi. Ricorda la spiegazione di quel campione del grottesco di Tommaso Debenedetti, che ha giustificato ad El Pais le proprie interviste truffa con l’intento di smascherare il sistema.
Luttazzi e Debenedetti: se non due fenomeni di credibilità – a proprio modo – due comici di talento.
Internet ci rende stupidi?
Monday, 7 June 2010

La controversa tesi di Nicholas Carr - enunciata due anni fa in un celebre pezzo per l’Atlantic – diventa oggi un libro: The Shallows: What the Internet Is Doing to Our Brains. Il Wall Street Journal ospita un bel confronto tra Clay Shirky e l’autore, che ne scrive anche sul Washington Post. Il New York Times lancia in prima l’allarme per il “prezzo mentale” della tecnologia. Io consiglio la bella recensione di Adam Thierer.
